Buffon, lei ha detto che questa Juventus può già vincere tutto, scudetto e Champions.
«Alt, così non l'ho mai detta. Ho spiegato che è bello iniziare una nuova stagione sapendo di potercela giocare con tutti».
Anche se non avete fatto il colpo grosso?
«Qui bisogna chiarirci le idee: magari non c'è stato il colpo a effetto, ma sono arrivati i giocatori che servivano per rendere completo l'organico. E sono tutti giocatori utili, di qualità e di livello internazionale. Ci siamo rinforzati il meglio possibile per colmare il gap con Inter e Roma. Abbiamo le carte in regola per fare meglio di un campionato fa».
E visto che siete arrivati terzi, ora potete arrivare secondi o vincere lo scudetto.
«Rispondo così: alla Juve, se non vinci lo scudetto, significa che potevi sempre fare meglio».
Milan favorito per lo scudetto. Lo ha detto anche prima dell'arrivo di Ronaldinho.
«Veramente l'ho detto alla fine del campionato: noi andiamo in Champions e così consegniamo al Milan il prossimo scudetto. Loro non giocheranno la Champions, avranno la possibilità di concentrare tutto sul campionato. Il vantaggio c'è».
Che vuol vincere ancora uno come Buffon?
«Non voglio stravincere, non sono ingordo. Ma vincere un po' di più sì. Cose del tipo: un Europeo, una Champions, un'Intercontinentale e una Supercoppa Europea, giusto perché la coppa Uefa e la coppa Italia le ho già vinte a Parma».
mercoledì 23 luglio 2008
Buffon: Ci siamo rinforzati e abbiamo colmato il gap con Inter e Roma
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giovedì 24 aprile 2008
Intervista a Gigi Buffon, presa dal programma Sky Attenti a quei due

La Champions ti manca?
"Sicuramente."
La Juve è già competitiva per la Champions o ha bisogno di ritocchi?
"Competitivi lo siamo anche quest'anno. Finchè hai solo un traguardo da raggiungere e da conseguire, anche se magari non sei all'altezza delle più forti, puoi sempre trovare delle forze che, magari, non sapevi neanche di avere. Nel momento in cui si punta a un qualcosa di importante e gli obiettivi a inizio stagione cominciano ad essere più di uno, bisogna fare una disanima serena della squadra e trovare qualche rinforzo."
Hai fiducia nella nuova dirigenza o dai consigli?
"Consigli non ne do, perché sono bravissimi a sbagliare da soli anche i dirigenti (ride, ndr). Dall'alto della loro competenza, in questi anni hanno dimostrato di saperci fare, anche coadiuvati dall'aiuto del mister, e credo che troveranno le soluzioni e i rinforzi migliori."
Sui portieri del passato.
"Credo che la migliore espressione sia stata Zoff. Anche Albertosi, Peruzzi, però ci vuole anche un briciolo di fortuna, sicuramente."
Sei più forte oggi, nonostante qualche acciacco, o quando avevi 20 anni?
"Qualitativamente a 17 anni avevo doti che ora ho perso, a livello di tempestività e di uscite avevo tempi eccezionali, ora con l'età sbaglio e oso di meno, però, chiaramente, mi preferisco ora, do un'immagine da portiere concreto e da grande squadra. Prima ogni tanto facevo la cavolata."
Sull'incoscienza da giovane.
"Io, già dal settore giovanile, ero stato allenato per attaccare la palla, poi sono entrato, con il tempo, in una fase difensiva. Chiaramente gli infortuni ti fanno rischiare di meno. Alcune volte, le regole per l'espulsione immediata del portiere, fanno sì che uno ci pensi due volte prima di rischiare."
Sull'esordio in Nazionale.
"L'ultima cosa che avrei voluto fare era giocare in quella giornata. Quando si è fatto male Pagliuca, sinceramente non è che fossi felicissimo. Era la prima partita, era importante, era lo spareggio per il Mondiale, le condizioni climatiche non è che mi agevolassero. Fare una parata dopo pochi minuti mi ha agevolato."
Sull'espulsione di Zidane ai Mondiali.
"Il merito è mio, penso di essere stato l'unico ad aver visto. L'azione era proseguita, eravamo nell'area francese e allora mi sono accorto di questo fatto e ho richiamato in maniera forte e veemente l'attenzione del guardalinee. Secondo me, a sua volta, il guardalinee ha chiesto conferma al quarto uomo e lì qualche immagine tv deve aver fatto il resto. Non è stato un gesto sportivo chiedere l'espulsione degli avversari... Eravamo in una difficoltà talmente estrema, fisicamente ci stavano ammazzando, ho pensato magari uno in meno riusciamo a salvarci fuori."
Prima di arrivare al Mondiale c'era stata Calciopoli.
"Chiaro che le premesse ti portavano a presagire che potesse finire in maniera ingloriosa."
Quando hai tutti contro trovi qualcosa in più?
"Quando ti trovi coinvolto in prima persona e ci sono continui attacchi contro di te, diventa difficile poter pensare solo al calcio. Se abbiamo vinto, abbiamo avuto motivazioni, pregi e meriti, però è stata una casualità."
Sulla stagione in Serie B.
"Nelle prime partite, in trasferta, ero impegnato sovente. Devo dire che è stata la mia fortuna essere rimasto alla Juve in maniera convinta perché, se avessi avuto qualche esitazione, anche nelle prime partite non mi sarei fatto trovare pronto. Dal punto di vista umano, dell'affetto, credo che lo rifarei. È un'esperienza che ti fa accrescere la tua autostima e c'è bisogno anche di quello. Credo che la vera motivazione sia che a me piace giocare a calcio e giocare per vincere. Ho detto: se devo rimanere in A per arrivare decimo o ottavo, preferisco andare in B, partire con la penalizzazione e compiere l'impresa, alla fine ti gratifica di più."
Sugli scudetti vinti e poi tolti: che spiegazione ti dai?
"Noi giocatori siamo i giudici migliori di quello che accade in campo e sappiamo realmente quando una squadra è più forte delle altre. Tutto quello che gira intorno al calcio, al rettangolo di gioco, fa parte dell'istituzione, loro fanno le regole e decretano in base a una legge il vincitore e lo sconfitto. Hanno deciso così e va benissimo."
Tu sentivi la sudditanza degli arbitri?
"Obiettivamente, con le grandi in genere c'era un tipo di atteggiamento che non veniva riscontrato con le piccole squadre, quello è inevitabile. Però, nel momento in cui vengono fatte certe accuse, bisogna averne le prove, perché non sono accuse da niente, rovinano anche la reputazione delle persone. Con questo non voglio dire che non fosse o che non sia vero, però tutto va provato."
Qual è stato il momento migliore della stagione: la vittoria a San Siro contro l'Inter?
"Per i tifosi credo che sia il ricordo indelebile da mettere sul comodino e da incorniciare."
Avete festeggiato dopo?
"Per quel che mi riguarda, cerco sempre di rimanere distaccato, perché poi compio dei gesti inconsulti. Era importante vincere perché nel pomeriggio avevano vinto sia Fiorentina sia Milan, per cui non mi interessava giocare contro l'Inter."
Vi servirebbe un po' di qualità: tu sponsorizzi l'arrivo di un grande campione?
"Un giocatore come Ronaldihno lo vorrebbe chiunque come compagno di squadra, ma un giocatore così fa la fortuna di una squadra nel momento in cui è incentivato e ha voglia, perché se no sono giocatori "palla al piede" per una squadra."
Te l'aspettavi una Juve così competitiva?
"No, pensavo di avere più difficoltà, pensavo che arrivare quarti sarebbe stata un'impresa. Sono convinto tuttora che quello che abbiamo fatto sia stata una cavalcata incredibile, però questo non deve buttare fumo negli occhi a nessuno."
Su Del Piero.
"Il suo anno migliore. Da novembre ha fatto cinque mesi da autentico fuoriclasse. A parte i gol, che lui è sempre stato freddissimo sotto porta, a livello di fisico e a livello di corsa è uno di quelli che tira la carretta, sempre pronto a difendere."
Tu lo porteresti agli Europei?
"Un Del Piero così... "
E Cassano?
"E' un piacere giocare con lui, perché è un talento fuori dal normale. Ma lui è fuori dal normale in tutto, ha quel problema lì, però è un ragazzo al quale non puoi voler male. Quello che deve fare lo sa anche lui, perché glielo ripetono tutti mille volte al giorno per cui rischiamo di rovinarlo noi parlandone troppo."
Sui portieri italiani.
"E' cambiato molto il modo di operare nelle società. Alla fine l'Inter quando fece giocare Zenga, lui veniva dalla Serie B. Ci sono portieri importanti, però in questo momento in Serie A c'è un po' l'ansia da risultato per cui tutti non hanno pazienza con i giovani."
C'è il nuovo Buffon?
"Non ne ho idea. Io credo che la mia forza da giovane sia stata quella di avere un carattere estroverso, una personalità molto forte, anche se ero giovane. Alcune volte, se ti fai vedere troppo forte e troppo debole nel calcio ci vuole un attimo perché tu venga prevaricato. Adesso sono molto più riflessivo e tranquillo."
Credi che la faccenda Soros abbia distratto la Roma per lo scudetto?
"Sicuramente non l'ha aiutata. La Roma non ce la può più fare perché, a parte il mese di difficoltà, l'Inter è la più forte di tutte, per cui credo che porterà a termine anche questa missione."
Fra Cristiano Ronaldo e Messi, chi vorresti evitare?
"In questo momento Cristiano Ronaldo è l'espressione migliore, seppur non sia un attaccante vero, è un giocatore che predilige partire da esterno, ma in questo momento sta facendo un sacco di reti. Messi è un talentissimo, ha un qualcosa in più degli altri e la consacrazione gliela darà la sua carriera."
Cudicini sarà il secondo portiere della Juve?
"Non lo so, ho visto anch'io sui giornali che lo accostano a noi. Ha avuto un passato glorioso con mister Ranieri. Non so se sia una necessità quella di cercare il secondo portiere, perché anche Belardi, quando ha giocato, ha risposto da grande portiere."
Cech sta tornando grande?
"Lui è stato un grande portiere fino a prima dell'infortunio, poi ha avuto qualche problema in più. Non guardo l'infortunio perché non l'ho ancora visto e non lo voglio vedere, perché poi quando gioco qualche flash mi viene in mente. Adesso sembra recuperato e fornisce prestazioni di livello, mi sembra un professionista."
La tua papera più clamorosa?
"In assoluto, a Bristol in Under 21."
Su Dida.
"Dopo Manchester ha fatto un anno fantastico, parava di tutto. Probabilmente, oggi avrà qualche problemino fisico. Nella carriera di un portiere, la fiducia dell'ambiente, dei compagni, e l'aspetto psicologico non è da trascurare, ci deve essere stato qualcosa che ha giocato in maniera negativa nella sua testa."
Sul Pallone d'Oro non vinto.
"In finale non ho parato un rigore, però è andata bene. Preferisco aver vinto il mondiale."
Sei stato più vicino al Milan o all'Inter?
"Non lo dico perché sono cose inutili e mancherei di rispetto nei confronti di qualche mio collega."
Nel tuo futuro c'è il Genoa?
"Questi sono i sogni che uno ha da bambino, essendo stato tifoso del Genoa. Questo è chiaro che è una cosa alle quale tengo, non so se sia possibile."
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martedì 15 aprile 2008
Intervista a Giovinco: Voglio tornare alla Juve

Giovinco, nato a Torino da madre di Catanzaro e padre di Palermo: perché Sebastian e non Sebastiano?
«Perché Sebastiano si chiamava mio nonno e alla mamma non piaceva».
Ha compiuto 21 anni il 26 gennaio scorso: lo sa che Fabregas è diventato titolare dell’Arsenal quando ne aveva sì e no diciotto?
«Beato lui».
Altra cultura?
«All’estero hanno più coraggio. Se uno è bravo, è bravo. Punto e basta. Noi siamo più conservatori. Fabregas sostituì Patrick Vieira in persona, mica uno qualunque».
Anche in Italia, però, qualcosa si muove. Acquafresca, Balotelli, Giovinco. O no?
«Sì. La carta d’identità conta sempre più che altrove, ma meno di una volta. Era ora».
Balotelli?
«Ci ho giocato contro nella Primavera. Una forza della natura. E un progetto di campione. Come Acquafresca. Come, mi auguro, il sottoscritto. Saranno però i successi, i trofei conquistati, a segnare il livello delle nostre carriere».
Juventino subito?
«No. Milanista: in casa lo erano tutti. Poi juventino: per scelta e di scuola».
Gli allenatori con i quali si sente in debito?
«Maggiora, Schincaglia, Storgato, Chiarenza».
Uno e sessantaquattro, recita l’almanacco Panini. Conferma?
«Confermo».
L’altezza, appunto. Un problema?
«Sì. Per voi. Giuro: non ci ho mai fatto caso. Né mi condiziona. Penso a Lionel Messi, che è poco più alto di me. Penso a Giuseppe Rossi, a Rosina, a Giuly. Nel calcio, grazie a Dio, la differenza non la fa il fisico».
A ogni gol, e sono già sei, fa sempre quel gesto con le mani, sopra la testa.
«Il gesto della spanna. Una forma originale e divertente, almeno spero, per contestare chi ha fatto della mia “piccolezza” un limite, un bersaglio. “Dite sempre che mi manca una spanna, eccovi serviti”».
Il suo ruolo?
«Più centrocampista che attaccante».
Trequartista?
«Perché no».
Ci fossero ancora i numeri fissi, quale vorrebbe?
«Il dieci».
I suoi modelli?
«I grandi dieci del passato. Roberto Baggio, Diego Maradona, Michel Platini, Alessandro Del Piero. Fantasia e giocate straordinarie. Ho una pila di cassette, mi aiutano a sognare».
A proposito: il suo sogno?
«Sono tre, per la verità. Salvare l’Empoli, tornare alla Juventus, andare alle Olimpiadi».
E se finisse mai nel pacchetto Amauri?
«L’interesse di una società come il Palermo non può che inorgoglirmi, ma nella Juve sono nato e alla Juve vorrei, se possibile, dedicare i migliori anni della mia vita».
Con Del Piero o al posto di Del Piero?
«Detto con profonda umiltà, credo che potremmo giocare tranquillamente assieme».
A Empoli come si trova?
«Alla grande. Per un giovane, è il trampolino di lancio ideale. Se non sbaglio, fu la palestra dei Di Natale e di Montella».
Da Cagni a Malesani ancora a Cagni.
«Se le dico che sono stato bene con tutti, non deve darmi del diplomatico o, peggio, del ruffiano. È la verità».
Che partita, all’Olimpico contro la Roma. Gol, traversa, miracolo di Doni, tiro a fil di palo. Ricorda?
«Malesani mi fece fare il Totti. Punta centrale. Una parte che non avevo mai recitato. Come vede, mi so adeguare».
E con il Parma, domenica scorsa?
«Esterno sinistro di centrocampo in un 4-4-2 abbastanza classico. Più o meno, la posizione di Nedved. Caratteristiche a parte, naturalmente».
Mai segnato di testa?
«Fra i giovanissimi. Una volta o due. Dalla Primavera in su, mai. Di notte, però, dormo lo stesso».
I tifosi stravedono per lei.
«Li ringrazio, di cuore. La Juve titolare l’ho assaggiata in B, con Deschamps. Tre presenze. Contro il Bologna, assist a Trezeguet. Un abbraccio e via. Spero di tornare a casa. Tutto qui».
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mercoledì 9 aprile 2008
Intervista a Sissoko: Kakà lo marco io

La Stampa ha pubblicato sul quotidiano odierno una bella intervista a Mohamed Sissoko, il grande acquisto di gennaio della Juventus. Ecco l'intervista per intero:
Sissoko, dopo Palermo non ci sono più dubbi: lei è il miglior acquisto della Juventus.
«Lo ammetto, sono uscito dal campo soddisfatto. Di me, naturalmente non del risultato. Ho fatto il Sissoko, ovvero quello che deve recuperare il maggior numero di palloni e consegnarli agli attaccanti».
Nell’Auxerre è nato come seconda punta. La gratifica anche questa parte di gregario?
«E’ stato Benitez al Liverpool che mi ha insegnato a giocare a centrocampo. Gli devo molto, mi ha fatto capire che si può essere decisivi anche in altri ruoli. E nel mio vorrei diventare il migliore. Purtroppo il nostro rapporto si è guastato e non so neppure perché nel giro di due mesi non fossi più un giocatore importante. E a 22 anni non si sta in panchina, si va in campo. Ma ora sono qui, nella squadra che ho voluto, e sono contento di mettermi al servizio dei compagni».
Allora la Juve ha trovato il nuovo Vieira?
«Non posso vantare la sua esperienza. Di sicuro Patrick ha influito sulla scelta di venire a Torino e mi ha dato parecchi consigli. Gli ultimi, insieme ai complimenti, proprio dopo che gli ho preso tre punti a Milano».
Anche Ranieri ha inciso sulla sua carriera. Ha ritrovato lo stesso allenatore che aveva a Valencia?
«L’uomo non è cambiato, il tecnico neppure».
E’ l’allenatore giusto anche per il futuro europeo?
«Ha già fatto la Champions con il Chelsea. Ha esperienza e sa gestire il gruppo».
Quando è arrivato non l’ha mandata subito in campo. Si è chiesto perché?
«Normale ambientamento. Del resto nessuno è indispensabile. Anzi, no. Noi abbiamo uno che lo è: si chiama Buffon».
Avete paura di perdere la zona Champions?
«No. Ma ci vuole ancora un grande sforzo perché nulla è ancora conquistato. Qui non si parla d’altro e mi pare che sia giusto: è l’obiettivo minimo che una squadra di questo rango deve porsi».
C’è pressione in attesa del Milan?
«Siamo molto concentrati, non preoccupati. E non regaleremo altri primi tempi».
Le piace Pato?
«Bravo, ma quello da non perdere di vista è Kakà. Cercherò di rubargli più palloni possibili».
Inzaghi?
«Abile e furbo. E’ vero che chiede sempre il rigore, ma quale attaccante d’area non lo fa?».
E’ la sua prima volta con il Milan?
«Sì, l’anno scorso ad Atene ero in tribuna per infortunio. Mi impressionò la potenza che sprigionava questa squadra».
Per la Juve è una partita delicata?
«Sono qui da due mesi e ho capito che ogni sfida per noi è delicata. E’ difficile affrontare l’Inter, poi ci sono la Fiorentina, la Roma e così via. E succede che perdi a Palermo. Mi sto accorgendo che in Italia non c’è una giornata tranquilla».
Come voi nella prossima stagione il Milan non avrà scelta: dovrà lottare per scudetto e Coppa. La Juve sarà pronta?
«Direi che siamo già una buona squadra con un dovere preciso: vincere. Nella storia della Juve essere la migliore è un obbligo».
Amauri rafforzerebbe la squadra?
«Domenica mi ha colpito. E’ un attaccante di classe. Se arrivasse sarebbe un grande rinforzo. Ma io devo giocare, non programmare gli acquisti».
Due anni fa ha rischiato seriamente di dover cambiare mestiere.
«Contro il Benfica ricevetti un calcio all’occhio che danneggiò la retina. Mi dissero che per me la carriera era già finita. Non mi arresi, feci tanta rieducazione, ripresi a giocare con gli occhiali come Davids. La mia forza di volontà ha vinto».
Perché ha scelto la Nazionale del Mali e non quella francese?
«Ha prevalso il cuore. Sono nato in Francia, sono andato in Mali per la prima volta a 17 anni e mi ha accolto perfino il Presidente della Repubblica. Quello è il Paese dei miei genitori. Ho vinto di meno, ma so di aver preso la decisione giusta».
Anche i bambini maliani le sono grati.
«Ho visto un’infinità di bambini senza madre, senza padre e senza futuro. Dare a loro parte dei miei guadagni è stato spontaneo. Ora alcuni di essi hanno una casa per vivere, mangiano e possono anche studiare».
La sua vita fuori dalla Juve?
«Finalmente ho trovato casa in centro, ora mia moglie e la piccola Aicha sono qui con me. Torino mi piace, è tranquilla. Forse anche troppo».
A Palermo ha sfoggiato un nuovo look. C’è un motivo?
«Ho un bravo parrucchiere. E poi ogni giorno della vita è diverso e anche il look si deve adeguare».
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giovedì 21 febbraio 2008
Alex Del Piero si esibisce ad "Attenti quei due"

Alessandro Del Piero ha partecipato come ospite illustre alla trasmissione di Sky Sport 1 Attenti a quei due, condotta da Gianluca Vialli e Paolo Rossi. La puntata è stata molto divertente e, come al solito, Alex ha dimostrato di saperci fare anche di fronte alle telecamere.
Questa trasmissione parla di Champions League. Tutti si chiedono cosa fai il martedì e il mercoledì sera da due anni a questa parte...
"Inganno il tempo. Ogni tanto vedo anche la Champions perchè comunque, come in questo ultimo turno, spesso ci sono delle partite troppo belle da vedere"
Qualche gufatina ogni tanto?
"Chiaramente sì. Il gufo si fa sempre".
Il secondo posto è il vostro obiettivo in Campionato?
"Il secondo posto ti da' la possibilità di fare qualche vacanza in più e di arrivare più fresco all'avvio del campionato. Il primo posto ormai è un po' lontano".
Qual è la sconfitta in Champions League che brucia di più?
"Bruciano tutte, alcune di più come quella col Borussia Dortmund dove eravamo più forti, anche se la partita secca puoi anche perderla. C'erano molti ex della Juve (Paulo Sousa, Moeller, Koler) e poi quella Juventus era veramente forte"
Totti e Mancini, nemici-amici. E' possibile andare d'accordo in campo e non fuori?
"E' possibile, a me è successo con Inzaghi e tanti altri. Può accadere, perchè delle volte in campo si hanno degli automatismi, ci si concentra molto e si mette davanti il bene della squadra rispetto alle questioni personali. E poi magari non ci si sopporta fuori. Poi non essere amici è un conto, non parlarsi è un altro. Io con Trezeguet vado molto d'accordo. Ma anche con Inzaghi adesso parlo di più, non so perchè, ma è così".
Il Milan, pur soffrendo è riuscita ad uscire indenne dall'Emirates Stadium
"Il Milan è la più quotata delle tre italiane a passare il turno. Stanno dimostrando di essere i Campioni d'Europa perchè riescono ad uscire anche dalle situazioni più difficili".
Ancelotti aveva detto che ti avrebbe preso subito a parametro zero. E' un'ipotesi ancora realizzabile?
"All'epoca si poteva realizzare perchè non avevo ancora firmato. Mi sento ogni tanto con Ancelotti perchè lui per me è una persona stupenda"
Ce la può fare l'Inter a passare il turno?
"L'Inter sia per la qualità dei giocatori che per il fatto che gioca a San Siro, ha delle possibilità. Questi ottavi hanno delineato che le squadre inglesi sono maturate molto: il Liverpool non ha giocato all'arrembaggio ma ha imparato a ragionare e anche l'Arsenal ha tenuto il pallino del gioco. Giocare ad Anfield non è semplice, c'è un clima speciale . E poi con un uomo in meno è ancora più difficile".
Quante possibilità hanno le italiane di passare il turno?
"Credo che una delle tre non ce la faccia, però sono partite dove può venire fuori di tutto. Dipende da che aria si respira nello spogliatoio. Ma non voglio sbilanciarmi. Sono partite aperte a qualunque pronostico, anche per l'Inter, anche se ha il risultato più proibitivo"
Il rigore contro l'Inter nel 1998, subito dopo il fallo di Iuliano su Ronaldo. L'hai sbagliato apposta?
"Era sfondamento di Ronaldo. Forse ci poteva stare un calcio di punizione a due per l'Inter. Il rigore non l'ho sbagliato apposta, però c'era un clima surreale perchè in quel momento si pensava a tutto tranne che al rigore che dovevo battere".
Stai facendo un'ottima stagione?
"Si, sono contento perchè fino ad ora sono riuscito a segnare tanto e a fare delle buone gare in una stagione molto particolare."
C'è l'impressione che tu stia giocando anche meglio dell'anno scorso...
"E' un'impressione. L'anno scorso vedevate meno partite perchè eravamo in Serie B."
Quanto dura il tuo contratto con la Juventus?
"Quest'anno più altri due. Ho 33 anni, più due"
Chi preferisci tra Benzema, Fernando Torres e Adebayor?
"A Benzema ruberei la scaltrezza, lo vedo molto furbo e poi mi piace perchè davanti al portiere è molto freddo. E' molto bravo. Fernando Torres è molto veloce, ha un gran passo, va via con una facilità impressionante e poi sa che Gerrard gli da' la palla molto bene. Attualmente fra i tre preferisco Adebayor, per la stagione che sta facendo. E' veloce, di testa è fortissimo, è bravo tecnicamente"
Come nasce il gol alla Del Piero?
"Nasce casualmente. Avendone fatta una serie molto vicina, si è definita questa cosa. E mi fa piacere".
Chi sono i tuoi eredi in Europa?
"I giocatori di adesso sono un po' diversi, sono tutti velocissimi, fortissimi fisicamente, molto tecnici. Diego del Werder Brema è molto forte, ma anche Van der Vaart mi piacerebbe vederlo giocare in un altro campionato"
Si dice che Van der Vaart sia vicino alla Juventus?
"Non lo so, non faccio ancora il procuratore. A noi i grandi giocatori fanno piacere, più siamo meglio è, poi dipende dalla società"
Un messaggio a Donadoni...
Caro Roberto, mi raccomando pensaci bene. Vedi più volte quello che sto facendo così sembra che lo stia facendo più volte. Se hai bisogno di vino buono, posso spedirtelo. Fammi sapere. Grazie
Cosa farai da grande?
Il calciatore più che posso.
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giovedì 14 febbraio 2008
Buffon a tutto tondo: "Godo come un riccio per le polemiche contro l'Inter. In Italia nessuno come la Juve. E' meraviglioso essere una figurina

Gigi Buffon come non l'avete mai visto, in una bella intervista de La Repubblica:
Come va la schiena, Buffon?
"Rispetto a quindici giorni fa meglio, rispetto a domenica peggio. Per fortuna, nella concitazione della partita mi dimentico di stare male".
Preoccupato?
"No. Se fossimo in fase di preparazione, mi prenderei venti giorni tutti per me e penserei a guarire. Ma questo è un mese caldo e vale la pena fare qualche sforzo. Magari mi fermerò un po' più avanti".
Non è che rischia di mandare all'aria l'Europeo?
"Sono ottimista e fatalista, se meriterò di andarci ci andrò e la salute mi assisterà".
Non ha pensato che le stanno arrivando gli acciacchi della vecchiaia, adesso che ha appena compiuto trent'anni?
"Mi conosco bene e non so prendermi in giro: sono due o tre anni che dal punto di vista psicologico, fisico e tecnico sono forte come non sono mai stato. Non sono un portiere acrobatico, durerò parecchio, almeno fino a 41-42 anni".
Mai pensato di aver sprecato i suoi anni migliori in serie B e lontano dall'Europa?
"No, perché guardo aldilà del mio naso. Ho tirato il fiato e così potrò arrivare al capolinea un po' più tardi. Questi due anni non sono stati solamente una punizione, ma ho maturato due bonus".
Se lo ricorda il suo ultimo errore?
"No, e quindi sono preoccupato: sta per arrivarne uno".
E un gol non imparabile l'ha preso?
"Certo. Il secondo di Parma, per esempio. Quando capita, torno a casa e non mi sento a posto, poi al lunedì vado da Ranieri e gli chiedo scusa".
E lui si commuove?
"No, perché sa che l'unico modo per migliorarsi è cercare il pelo nell'uovo. A me capita spesso di dire: cavolo, se prendi un gol del genere diventi un portiere normale, Gigi".
Lei non è normale?
"Mah, forse sì. Cioè, la normalità non so bene cosa sia. Boh. Di sicuro, se becco gol su calcio d'angolo rescindo il contratto seduta stante".
Ha mai fatto il conto di quanti punti vale Buffon?
"No, perché non esiste la controprova. Non si può dire chi sia più decisivo tra me e Totti, magari con Belardi e Vucinic le nostre squadre avrebbero dieci punti in più. Mi auguro solo che si dica sempre che è meglio avere Buffon che non averlo, anche se a me capita di vedere altri portieri e dire: io una parata così non l'ho mai fatta. E' successo domenica con Kalac, ma anche guardando certi portieri di serie C".
Le piace molto, vedere parare?
"Mi piacciono le cose belle. Di solito tra i colleghi c'è invidia, ma io non me provo: auguro ogni bene al mio avversario anche se può andare a scapito mio. Ho ammirato quei 6-7 mesi in cui Dida è stato fenomeno, certe parate sensazionali di Frey e Julio Cesar, il Toldo di qualche anno fa, il Doni di questo periodo. Molti pensano che fare un complimento pregiudichi il proprio prestigio, io no".
Buffon piace a tutti: non lo trova noioso?
"Mi rendo conto di essere trasversale, ma se avessimo la cultura degli inglesi questo sarebbe normale. In Italia si vive di alibi, per cui mi gratifica godere del rispetto dei miei avversari. Penso che nemmeno i tifosi del Toro mi odino. La scelta di andare in serie B credo abbia fatto piacere anche a chi nutriva rancore verso di noi".
Non c'è un eccesso di buonismo, in tutto questo?
"Può essere, ma in mezzo alle nostre nevrosi il buonismo non è mai troppo".
Chi c'è di travsersale come lei?
"Maldini, Kakà, Del Piero. O Materazzi. No, dài, su Materazzi scherzavo".
Aiutini all'Inter: è d'accordo con Totti?
"Sto godendo come un riccio: l'Inter è esattamente nella situazione in cui eravamo noi. Non sapete quanto fosse svilente farsi domande dopo ogni vittoria, chiedersi se davvero avevamo vinto per un mezzo fuori gioco. Mi snervavo al punto da pensare: vorrei arrivare decimo, così non rompo i coglioni a nessuno. Lo stesso sta accadendo all'Inter: nessuno che dica che loro sono i più forti, nettamente i più forti, e tutti che sospettano chissà che. Mi spiace per loro, non si stanno godendo quello che meritano. Ma sono anche contentissimo che gli aiuti gli stiano arrivando adesso che proprio non gli servono a nulla e non l'anno prossimo, quando potremmo permetterci di competere con loro".
La Juve non può proprio far nulla, contro l'Inter?
"Adesso no, non c'è partita. Io continuo a guardarmi le spalle, anche se la partita con la Roma ci dirà se dovremo rinunciare ai voli pindarici o guardare fino al secondo posto".
E' sorpreso di cosa state facendo?
"Da morire. Tantissimo. Per questo sono orgoglioso della nostra classifica. Sinceramente avevo dei dubbi sul nostro valore".
Perché state lassù, allora?
"Perché in Italia nessuno ha una mentalità come la nostra. Ci siamo tramandati questo carattere, sappiamo che siamo i più forti solamente se corriamo di più, se lottiamo di più e soprattutto se non ci sentiamo forti. Quest'anno stiamo dando il 120 per cento, eppure possiamo al massimo arrivare secondi. Siamo anche un po' sfigati: l'Inter è anormale, per quanto è forte. In altri tempi, saremmo da scudetto anche noi".
Nel frattempo, è riuscito a ricordarsi nel suo ultimo errore?
"Mi ricordo i primi mesi alla Juve, ne combinai due o tre una dietro l'altra, la gente mormorava, un po' il terreno sotto i miei piedi lo sentivo franare. Per fortuna sono molto autocritico e non mi lascio condizionare da giudizi altrui: la verità su me stesso la so solo io".
Buffon è un predestinato?
"Senza presunzione: sì. A 17 anni ho giocato le mie prime due partite in serie A contro Milan e Juve, a 18 ero titolare di una squadra da scudetto ed erano appena quattro anni che avevo deciso di fare il portiere".
E prima di parare che faceva?
"Fino a tredici anni sono stato un buon centrocampista, sarei potuto arrivare in C o in B. Ma un giorno mio papà, che essendo stato un atleta aveva un mentalità diversa dal calciatore, mi disse: perché non provi a imparare anche qualcos'altro? Vai un po' in porta, ti aiuterà. Ci provai, più che altro perché mi faceva divertire un sacco l'idea di mettermi i guanti e il cappellino, poi in quel periodo avevo il trip di N'Kono. È andata così: destino, no?".
Che diavolo è il trip di N'Kono?
"So a memoria la formazione del Camerun ai Mondiali del '90, avevano delle tute di spugna che mi facevano compassione, non potevo non tifare per loro, e per il portiere più di tutti. Da allora è il mio idolo assoluto. Sono abituato a fare scelte di minoranza: tengo per il Genoa e in quel periodo andavo matto per il Pescara di Junior e Sliskovic, mentre tutti correvano dietro il Napoli di Maradona".
E' anche per questo che è sceso in serie B?
"Se fosse stata una scelta scontata non l'avrei fatta".
Altri gusti di minoranza?
"Credo di essere l'unico calciatore al mondo che non si interessa di automobili. Giro con la mia Lancia Y, mi basta e mi avanza".
Neo trentenne e padre: Buffon è diventato adulto?
"Ho chiuso una saracinesca sul passato e aperto una porta sul futuro. Io sono un malinconico, un nostalgico: pensavo sempre, e anche troppo, ai tempi della scuola, ai giorni di Italia '90, all'infanzia perduta. Ecco, avere un figlio ed essere un uomo affidabile per una donna, come lo sono io per Alena, fa sentire meno l'assenza del passato e ti offre molti spunti per vivere il presente: da due o tre anni, ormai, sono una persona equilibrata, anche se qualche scheggia di pazzia ce l'ho sempre".
Tipo?
"L'altro giorno sono andato a comprarmi delle figurine, senza aspettare che ce le regalassero con la raccolta completa: vuoi mettere la pappa già pronta con il piacere di sudarsi l'album pacchetto dopo pacchetto?".
Scusi, ma che le ha detto l'edicolante?
"Gli ho spiegato che ho un figlio molto precoce".
E' bello essere una figurina?
"E' un sogno, è una delle emozioni più grandi che ho avuto da questo mestiere. Essere una figurina è meraviglioso".
E' stata la soddisfazione più grande?
"No, quella è la gioia trasmessa con una parata, con una vittoria. Il bello non è stato vincere il Mondiale, ma aver portato in piazza gente che fino a un'ora prima litigava dalla mattina alla sera. Il meglio della vittoria sono gli occhi di chi la festeggia".
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lunedì 12 novembre 2007
VIDEO-INTERVISTA A IAQUINTA dopo Parma-Juventus 2-2
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giovedì 20 settembre 2007
Intervista ad Alessio Secco
Ecco l'intervista svolta da Vittorio Oreggia per conto di Tuttosport a Alessio Secco, il direttore sportivo della Juventus.Alessio Secco una parte dei tifosi della Juventus ce l’ha un po’ con lei. Per colpa del mercato...
Lo so, so. Rientra nel mio ruolo, non mi sorprendo, sono nell’occhio del ciclone. Ma le responsabilità non mi spaventano. Anche l’anno scorso è andata pressapoco allo stesso modo. Però la gente deve sapere.
Prego...
Cominciamo con il fatto che io, che noi, siamo contenti di questo inizio di stagione. Al di là della sconfitta contro l’Udinese, dove la squadra non ha espresso un gioco accettabile, è stata perseguitata dalla sfortuna e ha perso Camoranesi, per il resto ha mantenuto le aspettative.
Eppure monta una certa perplessità...
Siamo abituati a convincerci. La considero una costante di tutte le Juventus. Il punto che si passa troppo in fretta dai proclami scudetto al disfattismo: dopo Cagliari eravamo straordinari, dopo l’Udinese una banda di scarsoni.
Cristiano Zanetti ha dichiarato che non vede molta differenza tra voi, le milanesi e la Roma. Magari esagera un po’, cosa ne dice?
Dico che la vedo come Buffon. In condizioni ottimali, cioè senza infortunati e squalificati, gli undici titolari della Juventus non temono il confronto con nessuno. Chiaro, perciò, che se si allarga il ragionamento alla totalità dell’organico, allora le discrepanze emergono. Però ne eravamo e ne siamo consapevoli.
Una dichiarazione di impotenza?
Guardi, il nodo sta nel nostro progetto che è strutturato sul medio termine. In una stagione, cioè con un solo mercato a disposizione, era impossibile colmare il gap dalle altre avversarie. Ma non abbiamo operato a caso, ci siamo attenuti a direttive precise. Strategie, strategie....
Per esempio?
Mi sento di sottolineare che questa società ha avuto la forza di trattenere i suoi campioni e per di più contro le previsioni di tutti. Abbiamo speso, vero, però era prioritario confermare chi viene ritenuto fondamentale per la creazione di un gruppo. Soldi investiti bene, tenuto conto che c’era chi poteva appellarsi all’articolo 17 della Fifa.
Parentesi aperta: come è andato l’incontro con il fratello di Del Piero?
Stiamo discutendo il prolungamento del contratto. Quello attuale scade nel 2008, quando il nostro capitano avrà 34 anni. Alessandro è rimasto, anche se aveva possibilità di trasferirsi altrove.
Dunque, fumata bianca?
Dunque trattiamo.
Sarà una discussione che si protrarrà nel tempo?
Non lo so.
Torniamo al mercato.
Con le risorse che avevamo a disposizione abbiamo allestito un organico che ci possa garantire un buon campionato e, lottando, anche l’accesso alla Champions League. Il nostro vero scudetto.
Tiago per il momento un mistero.
No,un grande giocatore. I nostri sostenitori devono avere pazienza, persino Zidane ha faticato ad ambientarsi. Tiago è tranquillo ed è cosciente di non essere al 100 per 100 sotto il profilo atletico, però sa di poter contare sulla fiducia dei dirigenti e dell’allenatore. E’ uno dei centrocampisti più forti d’Europa, resta il nostro fiore all’occhiello. Lo aspettiamo con affetto.
Il paradosso è che adesso Zanetti è diventato un titolare inamovibile. Nella Juventus di Capello faceva la riserva...
Zanetti sta alla Juventus come Ambrosini sta al Milan. Se i rossoneri hanno recuperato il loro capitano, noi siamo entusiasti di affidarci a un grande mediano che in passato è stato massacrato dalla cattiva sorte.
Andrade è stato pagato 10 milioni: non c’era nessuno di meglio in giro?
Partiamo da una constatazione: la crisi acclarata dei difensori centrali. Fissata questa premessa, Andrade ci è sembrato un giocatore affidabile e di ottima esperienza internazionale. Uno con 50 presenze in Nazionale. In sintesi, è stata la scelta migliore nel rapporto qualità prezzo. Per Milito ce ne hanno chiesti il doppio, venti milioni, e non mi sembra che stiamo parlando di un fuoriclasse, senza toccare le esagerazioni di Pepe, valutato 30 milioni dal Porto.
Perché avete voltato le spalle a Cannavaro? Una ripicca?
Perché lui ha imboccato una strada diversa e noi pure. Destini separati. E poi perché volevamo un giocatore che fosse affidabile per più di due anni. Cannavaro ha appena festeggiato i 34.
Sostiene Capello che Criscito non possa giocare centrale: troppo fragile, troppo acerbo...
Il pensiero di Capello lo rispetto. Però Criscito non èun nanetto, forse gli manca qualche chilo. Del resto, Del Piero a vent’anni non aveva la medesima struttura muscolare che ha adesso. E’ giovane, italiano, bravo nell’anticipo e con la palla a terra: poi qualcuno si lamenta che i nostri ragazzi migliori non hanno spazio....
A gennaio correrete ai ripari?
In linea teorica no. Però stileremo un primo bilancio stagionale a dicembre e vedremo. Se ci sarà necessità...
Lavorate già per il prossimo anno?
Lo scouting è sempre attivo, però non con le tempistiche del passato. Non abbiamo bisogno di impostare la rifondazione a settembre, come invece è accaduto l’anno scorso.
Le strategie di cui sopra cambiano...
Una volta costruita l’ossatura della squadra, al prossimo mercato cercheremo quei campioni che ci permettano di compiere il salto di qualità. Sarà una campagna più selettiva.
Insomma non Grygera e Salihamidzic, parametri zero, ma Lampard e Ballack tanto per fare dei nomi...
Stia a sentire: Grygera e Salihamidzic ci sono costati zero euro e intanto consolidano il gruppo. In assoluto, i fuoriclasse sono sempre bene accolti.
Quale sensazione le dà Zalayeta che segna a raffica con la maglia del Napoli?
Una bella sensazione. Speriamo che le sue prestazioni convincano i dirigenti partenopei a riscattarlo. Marcelo qui era chiuso, l’ultimo nelle gerarchie d’attacco.
Non da Palladino, che sta al palo. E non di buon umore...
Lo capisco, sarebbe curioso il contrario. Ma la stagione è lunga e lui con Ranieri ha un rapporto apertissimo. Stia sereno e si faccia trovare pronto.
A proposito dell’allenatore: nelle prossime quattro gare gli toccano la trasferta a Roma, quella a Firenze, il derby e la Reggina. Dovesse finire male, che dolori...
Nessun dolore, non capiterebbe nulla. Ranieri è un grande lavoratore, si integra alla perfezione con la società, ha le spalle larghe per sopportare queste pressioni. Tra l’altro, prepara le partite con una applicazione che non percepivo da tempo.
La sfida dell’Olimpico passa per essere una prova di maturità per la Juventus...
Ricordo che anche la squadra del passato, quella allenata da Lippi, a Roma prese quattro gol. E non era reduce da un campionato di serie B. Perdere ci sta, anche se noi andiamo nella Capitale per vincere. Succedesse, ci rimboccheremmo le maniche e punteremmo alla gara con la Reggina. Comunque, credo che pensare positivo sia importante: alla Juventus il bicchiere è sempre mezzo pieno.
Secco, il suo contratto quando scade?
Nel 2009. Ma, lo giuro, non sono agitato. La Juventus ha un progetto, un progetto vincente. Dateci solo tempo
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venerdì 10 agosto 2007
Intervista a Moggi: Moratti ha preso Chivu e Suazo con lo stesso metodo mio
Luciano Moggi: che lei abbia ancora qualcosa da dire, e sempre qualcosa da ridire, è cosa nota. Stavolta, più che altro, ha la possibilità di replicare: a Cobolli Gigli e soprattutto a Moratti. Guardando le loro esternazioni, ha solo l’imbarazzo della scelta. Per esempio, quella storia per cui Moratti non è mai più andato allo stadio di Torino per responsabilità oggettiva della Triade....
A parte che spesso ci è venuto, evidentemente a un certo punto ha capito che eravamo più forti e ha preferito evitare di assistere a sconfitte dell’Inter. Sembra sempre che Moratti, quando parla, dica solo delle verità, invece mica è così. Prendete la storia di Pato che a Forte dei Marmi sarebbe passato prima a casa sua: non era vero. L’ha smentito subito Galliani, del resto.
Massì, Moggi: era una battuta quella. Non scherzava invece dicendo che la Juventus ora è meno arrogante.
Spero non la voglia prendere in giro. La verità è che la Juve gli sta simpatica perché non è più competitiva: chiaro che può venire tranquillo a Torino, ora: con lo squadrone che ha, è sicuro che non perde. Lui scambiava per arroganza il fatto che noi avevamo le idee migliori, sul mercato: non scambiavamo Cannavaro per Carini, noi, né davamo Seedorf e Pirlo al Milan per fargli vincere il campionato e intanto fare delle plusvalenze, o lasciavamo partire Roberto Carlos per scoprirlo campione nel Real.
Moggi teneva in mano le redini del calcio: in effetti...
Io capivo, e capisco, di calcio: se questo vuol dire tenerne le redini, le tenevo. Non a caso Moratti ha fatto una grande squadra con due assi presi da me: Ibrahimovic e Vieira. Sempre non a caso, nella finale del Mondiale si affrontavano la Juve d’Italia e quella di Francia, compresi i fisioterapisti. E poi, scusate: Guido Rossi - quando l’hanno cacciato, chiaro - non ha detto che gli avevano impedito di fare ciò che voleva, che chi comandava prima comanda tuttora?.
Non è stata coinvolta in Calciopoli, l’Inter.
Alla Telecom avevano chiuso certe cornette. I pizzini si mandavano.
Per Recoba hanno pagato.
Mi viene da ridere. La giustizia sportiva parla di responsabilità oggettiva, davanti alla magistratura ordinaria hanno poi patteggiato per responsabilità diretta: eppure non è intervenuto nessuno per riaprire la pratica. Tutti zitti. E la smettano con ’sto rigore su Ronaldo: in quella partita schierarono un giocatore non tesserabile, e potevano perderla anche a tavolino.
Moratti ha preso Chivu e Suazo con il metodo Moggi.
Qui concordo. E’ buffo pensare che nei rapporti commerciali non ci siano accordi reciproci o non incida la volontà dei diretti interessati. Ciò che non è normale è che lui accusi la Juve per Cannavaro, per poi pigliare quei due con lo stesso sistema. Con la differenza che Chivu e Suazo erano al top di Roma e Cagliari, mentre Cannavaro manco giocava e loro volevano darlo via a tutti i costi. Io ero solo convinto di rivalutarlo, ritenendolo un campione: a differenza loro.
Nella Lega, in compenso, Juventus e Inter se la intendono oggi come ieri.
L’ho detto: quando ci sono questioni economiche di mezzo, l’unione si fa di colpo perfetta.
Detto degli affari loro, che dice degli affari tra loro?
Normale, se c’è convenienza reciproca. Diverso il caso Ibra-Vieira: lì la convenienza era solo da una parte. Avevano offerte - pure più cospicue - da tanti club stranieri: potevano evitare di venderli all’Inter, facendo addirittura una minusvalenza.
Emerson però non lo prende, Moratti: tre juventini sarebbero troppi, gigioneggia. Ci manca ancora che prenda pure Emerson: già così domineranno in Italia e credo anche in Europa. Dopodiché, questa storia di mercato mi dà ragione una volta di più. Con la dimostrazione implicita che Moratti una ne dice e un’altra ne pensa.
Qualora lo incontrasse, lei lo saluterebbe? Lui, per quanto lo riguarda, giura di sì.
Gli faccio uno sgambetto, se lo incontro: e pazienza se l’arbitro fischia rigore. Scherzi a parte, sarò ingenuo, ma io ho sempre considerato Moratti una persona eccezionale fuori dal calcio, perfino un amico. Bravo, buono, perbene. Il problema è che, nel calcio, 18 anni di astinenza lo hanno trasformato, inducendolo a straparlare. Come certi giocatori che, in campo, non riescono a contenersi, e fanno i fallacci.
Salterà mai fuori, un giorno, quel benedetto contratto che Moratti le avrebbe proposto anni fa?
Storia vecchia: chi l’ha visto ha parlato, e se n’è già discusso fin troppo. Moratti ha risposto: no comment. No comment anch’io.
Cobolli ha promesso: seduti vicini, io e Moratti, mai.
Qui ha ragione. Deve aver compreso di aver compiuto qualche errore di valutazione, con l’Inter, realizzando adesso che se Moratti sta un po’ lontano dalla poltrona sua, è meglio.
Nel caso, lei sarebbe pronto a sedersi nel mezzo? Così, se litigano, sanno con chi prendersela, e salvano la forma.
Li dividerei io, piuttosto. Alla peggio, li affronto entrambi. Ah, sarebbe una Triade eccezionale questa: pensate che foto�.
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venerdì 20 luglio 2007
Del Piero: Juve-Inter? Ormai sarà sempre una partita diversa dalle altre
Prendo il testo completo direttamente dal sito ufficiale della Juventus, juventus.com.
Veterano dei ritiri: “Per me si tratta del 15° ritiro estivo da quando sono alla Juventus, anche se l’anno scorso in pratica non l’ho fatto. Alla fine, quello che resta, è che ci sono sempre poche vacanze”.
Il rientro in gruppo: “Oggi sono rientrato con la squadra. In questi giorni ho lavorato molto sull’aspetto fisico e tecnico, sono al passo con gli altri. Non ho giocato la partita con il Mezzocorona e ho saltato qualche allenamento, ma ora tutto sta andando per il meglio”.
Obiettivo Cina: “Mi piacerebbe poter giocare già qualche minuto domenica a Rovereto contro la Nazionale Olimpica cinese. In questi casi, si valuta sempre giorno dopo giorno. All’appuntamento mancano ancora tre allenamenti. Vedremo”.
Metodo Ranieri: “Visto l’infortunio, in questi giorni il mister l’ho conosciuto più fuori che dentro il campo. E’ giusto che ognuno abbia un suo metodo e voglia essere all’avanguardia. Per fare la formazione, non dovrà scegliere per nome e simpatia ma per quello che vedrà in allenamento. E’ giusto che ci sia competizione e voglia di primeggiare. Ranieri ha avuto parole particolari per me, ha detto tanto. Lo ringrazio per come la pensa, è una buona base di partenza, ma sarà il campo a dare gli esiti”.
La nuova Juve: “La società si è data tanto da fare, è stata brava a ricostruirsi. Le basi erano molto buone però c’era molto da lavorare. La squadra è importante, ha mantenuto i campioni e ha preso ottimi giocatori”.
Puntare al top: “Io lavoro per essere il migliore, voglio il massimo da me, dal mio lavoro e dalla squadra. Vado in campo per vincere, non per fare bella figura. Dobbiamo lavorare tutti su questa lunghezza d’onda. C’è voglia di rivincita ed entusiasmo, ma sappiamo tutti che c’è da tanto da fare. Arriviamo dalla B, con una squadra rinnovata, tanti nuovi arrivati, uno staff nuovo e una società che è qui da appena un anno. Trovare la miscela giusta subito non è facile, ma lo spirito è fondamentale e io lo vivo così”.
Il gruppo: “Durante queste settimane ho parlato molto con i compagni, soprattutto con Buffon. Sono felice che siano rimasti anche Trezeguet e Camoranesi. Questi giorni di ritiro servono per conoscerci e parlare. Dobbiamo instaurare qualcosa di diverso, qualcosa che ha sempre mosso questa squadra”.
L’importanza della salute: “Si può parlare e dire tanto, ma è il campo a dare le risposte. A leggere certi giudizi di questi giorni, sembra che abbia le stampelle. L’anno scorso la risposta da parte del mio fisico è stata ottima, ho fatto anche tanti gol e vinto la classifica cannonieri, a cui tenevo molto. Se ho fatto un anno così in un campionato più duro come quello di B, non vedo perché non possa essere così quest’anno. L’importante è che possa allenarmi bene”.
La stagione che inizia: “Sarà una stagione realmente diversa dalle altre, iniziata in modo diverso, con situazione diverse. Non vedo l’ora che inizino tante cose”.
Il contratto: “In questi giorni, quando sono venuti su a Pinzolo, i dirigenti mi hanno detto che dobbiamo parlare. Non ho motivi per essere arrabbiato del fatto che sono l’ultimo a dover rinnovare. A volte può essere anche un vantaggio. Se avrò qualcosa da dire, lo farò direttamente con la società e non attraverso i giornali. Credo e spero che non sarà una trattativa lunga. In quest’ultimo anno, tutti hanno avuto parole importanti per me, la famiglia Agnelli, il presidente, Blanc e Secco. Tutti hanno sottolineato la mia importanza e anche i tifosi qui me lo ricordano quotidianamente. Inoltre, cosa fondamentale, la mia volontà è di rimanere qui e di rinnovare con la Juventus”.
Ancora tanto sul campo: “Io amo il calcio e giocare, mi piace farlo perché ci credo. Lavoro con questo spirito e questo dice tutto. Non permetterò a nessuno di togliermi questo, ma allo stesso modo non giocherò solo per passare il tempo o per soldi”.
Del Piero solo bianconero: “Vedermi con un’altra maglia? Sì, negli ultimi anni è capitato, c’erano squadre interessate ma non è mai partita nessuna trattativa. Nella vita ci sono situazioni che ti portano a guardare altrove. E’ successo soprattutto la primavera dell’anno scorso, poteva esserci qualcosa di più, vista una certa situazione che a me non piaceva”.
L’erede Palladino: “Ha grandissime qualità, lo ha dimostrato l’anno scorso. Quest’anno sarà importante per lui, perché un conto è giocare con la Juve in A, un conto è farlo con la Juve in B. Dovrà essere a bravo ad imparare e poi giocarsi le sue carte. Le premesse sono ottime, ha grandi qualità. Gli auguro che possa fare bene”.
Aspettando Juventus-Inter: “Possiamo andare avanti per giorni a mandarci messaggi distensivi, ma poi sarà una partita diversa dalle altre. Si è venuta a creare una situazione che porterà tensione, ma che deve essere agonistica, piacevole e che riproporrà un duello tra grandi squadre. E che valga per il titolo”.
La Nazionale: “Non voglio commentare la situazione di Totti, è ingarbugliata e si rischia di esprimere un giudizio sbagliato. Comunque, dovesse mollare, non mi interesserebbe riavere il numero 10. Io lasciare? No, io punto ai Mondiali in Sudafrica del 2010, ma siccome voglio fare un passo alla volta, per ora mi concentro sugli Europei”.
Collina e gli arbitraggi: “Dagli arbitri mi aspetto che arbitrino in modo imparziale. Collina è stato candidato più volte per l’incarico di designatore, tutti lo volevano, non capisco ora tutte queste polemiche. E’ la persona adatta per questo lavoro”.
Grazie Pinzolo: “C’è stata una passione eccezionale nei nostri confronti. Più degli altri anni ci siamo fermati a firmare autografi e a fare foto. Abbiamo avuto ogni giorno più di 5mila persone. La gente ha voglia di vedere questa squadra. Aveva voglia di rivederla in Serie A. Ha voglia di sognare, proprio come noi”.
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lunedì 16 luglio 2007
Ranieri: Sono passati per l'inferno, ora vogliono spaccare il mondo
Luca Pasquaretta, inviato del Messaggero, ha incontrato a Pinzolo Claudio Ranieri.
Da Testaccio alla panchina bianconera, da romano cosa si prova ad allenare la Juve?
Sono andato via da Roma quando avevo 23 anni. In 32 anni ho girato tanto, l'ho affrontata da giocatore e da allenatore, e l'ho anche battuta: nessuno ormai si ricorda più i 3 gol al Palanca ai tempi del Catanzaro. In questi casi, conta essere professionisti fino in fondo. Anche il più caldo tifoso della "Curva Sud" nella mia situazione non potrebbe comportarsi diversamente. La Juventus è una grande occasione, voglio viverla intensamente fino in fondo, è una sfida da vincere.
Non pensa che la rivalità fra Roma e Juventus si sia un pò assopita in questi anni?
Credo proprio di sì. Gli animi si sono raffreddati, i tempi di Turone sono ormai consegnati alla storia. Piuttosto, adesso, la grande avversaria è l'Inter. I nostri tifosi sentono in maniera particolare questa sfida, noi cercheremo di accontentarli, battendoli.
Fra pochi giorni è in programma la festa per gli 80 anni della Roma. Se dovesse essere invitato, si presenterebbe all'Olimpico?
Mi farebbe piacere, se arrivasse una chiamata e se fossi libero, perché dovrei rifiutare?
Prima Trezeguet e poi Blanc hanno parlato di Juventus da scudetto.
E' tutto ancora da vedere. In questo momento non voglio sbilanciarmi, la nostra realtà è anomala, non abbiamo metri di paragone. Inter, Milan e ci metto anche la Roma, hanno un punto di partenza e possono contare sulla continuità di un progetto. Da noi è tutto da costruire, però sono ottimista.
Guardando il calore della gente e l'entusiasmo dilagante di questi giorni, si è parlato di un paragone con la prima era Lippi. Vede qualche analogia?
Questo non lo so, ma sono sicuro che sia i campioni rimasti che i giovani e i nuovi arrivati hanno voglia di vincere. Qui c'è gente che ha vinto due scudetti sul campo e poi gli sono stati tolti, campioni del mondo che hanno conosciuto l'inferno e che adesso non vedono l'ora di spaccare il mondo. Nessuno alla Juve gioca per arrivare secondo, tanto meno adesso. Senza le Coppe abbiamo un vantaggio in più.
Della Juventus ha sentito parlare tanto dall'esterno, da dentro è diverso?
Me l'aspettavo così. E' una grande società che cura ogni minimo particolare. Ma la cosa incredibile sono i tifosi, questo calore continuo, avvolgente, straordinario ci sta dando una carica incredibile.
Il mercato è ancora aperto. E' contento del gruppo che la società le ha messo a disposizione?
Questi giorni saranno fondamentali per capire quanto valiamo e dove possiamo arrivare. Dopo le prossime amichevoli sapremo qualcosa di più. Con Nocerino, come ha detto Blanc, la squadra è fatta per il 99%, ma tutto può succedere. Stiamo monitorando il mercato e se ci capita l'occasione giusta, non ce la faremo scappare.
Lei a Parma ha fatto un lavoro superbo con i giovani, ottenendo risultati importanti. In questi primi giorni, chi l'ha impressionata di più?
Fra i giovani, Marchisio. E' un giocatore di qualità, ha un potenziale incredibile, un controllo palla eccellente e una personalità forte. Se non si perde per strada, ha tutte le carte in regola per diventare un campione.
Ha un modulo preciso con cui schiererà la Juventus?
Ho una rosa ampia e competitiva. Da sempre, da quando ero al Cagliari dal 1987 ho fatto tanti esperimenti. Questa squadra è abituata al 4-4-2, ma noi lavoreremo per trovare altri sistemi di gioco, magari cambiando in corsa, durante la stessa partita per mettere in difficoltà gli avversari.
A proposito di avversari, quando tornerà all'Olimpico da allenatore della Juventus, cosa proverà?
Mi è capitato già altre volte, io non tradisco le mie origini, ma sono un professionista: il cuore e i sentimenti li metterò in un cassetto.
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sabato 14 luglio 2007
Nedved: Per me è importante essere juventino
Signor Nedved, le chiediamo un atto di sincerità: pensava davvero di smettere e trascorrere l’estate davanti alla tv come un ex qualsiasi?
A un certo punto sì, perché amo troppo il calcio per restare a casa. Il punto era trovare ancora le motivazioni giuste per andare avanti. La Champions League lo è e lo sarà, perché si tratta di un obiettivo alla portata della nostra squadra.
E allora per quale ragione non ha prolungato? In fondo, la coppa potrà giocarsela solo tra un anno...
Lo so, lo so. E, onestamente, la società mi ha offerto un rinnovo biennale, ma io preferisco disputare questa stagione e poi sedermi intorno a un tavolo per discutere senza pianificare il futuro.
Un passo indietro, ai giorni controversi della trattativa. Jean Claude Blanc, l’amministratore delegato, ha ammesso che il vostro contrasto era la conseguenza di una semplice questione di denaro...
Vero. Giuro che ho fatto di tutto per rimanere alla Juventus, nonostante abbia ricevuto offerte vantaggiose.
Tra le quali quella dell’Inter...
Preferisco non parlarne, dell’Inter. Ogni estate il mio procuratore mi presenta le proposte che gli sono arrivate, io le valuto e decido. Vedete, per me è più importante giocare qui che da qualsiasi altra parte. Ecco il motivo per il quale sono felice della mia scelta, pur rinunciando a qualcosa. A volte si cambia maglia, a volte ci si accontenta .
L’offerta di Moratti era indecente?
L’anno scorso non ho voluto neppure ascoltare cosa mi raccontava Raiola, quest’anno le condizioni erano talmente vantaggiose che mi sono soffermato a riflettere. A calcio si gioca per la passione e per i soldi. Perché non volevo perdere la stima dei tifosi, l’amicizia dei compagni e dei dirigenti. Non a caso la situazione è stata risolta in via amichevole, con una cena a casa mia assieme ad Alessio Secco, il direttore sportivo.
Nedved con la maglia nerazzurra, un cazzotto nello stomaco...
C’è stato un compagno che mi ha detto: quei colori non ti avrebbero donato. Insomma, non mi vedevano bene. Ripeto: sono un uomo felice.
Il suo agente un po’ meno...
Mino era arrabbiato l’anno passato ed arrabbiatissimo adesso. Lui è davvero bravo a svolgere il suo mestiere ma sa che l’ultima parola spetta a me. Siamo così diversi che per forza di cose andiamo d’accordo.
Sulla sua decisione hanno influito le conferme di Buffon e Trezeguet?
Con Gigi ci siamo sentiti al telefono in molte occasioni. Non credevo che sarebbe rimasto, ci speravo pochissimo. E’ un grande, il migliore del mondo.
E la firma di Trezegol?
Dopo quel brutto gesto sono rimasto sorpreso. Ma la valutazione del club è stata di carattere pratico: siccome si discute di un attaccante eccezionale, è convenuto di più rifargli il contratto che acquistare un sostituto.
Così com’è la Juventus le sembra competitiva?
Ci sono due discorsi da affrontare. Il primo riguarda noi, il secondo gli altri.
Voi...
Dopo la conquista della serie A ho sviluppato una valutazione: con quell’organico non saremmo mai riusciti a essere all’altezza della concorrenza. Ma al termine del mercato posso garantire che la squadra è abbastanza competitiva.
Solo abbastanza?
Potrebbe mancarci qualcosina. Siamo attrezzati per agganciare la Champions League, per lo scudetto invece serve un fuoriclasse. Ma i dirigenti hanno dichiarato che la campagna acquisti non è conclusa....
Ci vuole un innesto in difesa?
Difesa, centrocampo o attacco è fondamentale che sia un fuoriclasse. Non dimentichiamo che per noi è uno svantaggio dover assemblare una formazione praticamente nuova, soprattutto in difesa dove i meccanismi vanno registrati alla perfezione.
Lei è uno di quelli che non desiderava rivedere nello spogliatoio Cannavaro?
No, sarei felicissimo se Fabio tornasse, malgrado sia dispiaciuto che certi giocatori abbiano abbandonato la Juventus in difficoltà.
Secondo discorso...
L’Inter ha due o tre giocatori per ruolo e la ritengo l’avversario da battere. Il Milan è reduce dal successo in Champions League: obiettivamente sarà dura.
La conflittualità con i nerazzurri ha già raggiunto il livello di guardia...
Non c’è bisogno di calmare le acque... Noi abbiamo bene in testa cosa è accaduto la scorsa stagione e siamo consapevoli di voler prendere immediatamente la rivincita. Siamo belli carichi. Tutto, però, dovrebbe rimanere circoscritto al terreno di gioco.
Il clima è diverso in confronto all’estate passata...
C’era agitazione, nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto, arrivi e partenze, la retrocessione. A proposito, alla resa dei conti abbiamo pagato solo noi... Ora tutto è più tranquillo, siamo concentrati sul lavoro.
Il campionato come sarà? Più vero?
Siamo al completo, c’è il meglio del meglio. Non so se sarà più vero rispetto a quello che si è appena concluso, sono sicuro piuttosto che sarà più emozionante.
Ranieri che impressione le ha fatto?
Un bel tipo, molto simpatico. Un signore. Ci sta vicino, si sta guadagnando la nostra stima. Del resto, siamo sulla stessa barca.
Con Deschamps ha mantenuto i contatti?
Sì ci siamo parlati. Mi dispiace che non abbia continuato il suo lavoro. Non conosco i dettagli della rottura, però Didier mi ha raccontato che non esistevano più i presupposti per andare avanti. Peccato.
E i nuovi?
Li devo conoscere per poter esprimere giudizi. Però sono contento per Iaquinta, un attaccante eccellente e ci servirà.
Ha già adottato il suo connazionale Grygera?
E’ un ottimo difensore, può giocare dappertutto anche se ritengo che dia il meglio nella posizione di centrale. Zdenek non ha bisogno dei miei consigli, è un professionista perfetto. Ci siamo scambiati alcune impressioni, mi pare sia strafelice di essere alla Juventus, il suo grande sogno finalmente si è realizzato.
I dirigenti bianconeri hanno pensato a tutto, tranne che a individuare il suo sostituto...
C’è Palladino e c’è Marchisio. Sono due giovani promettenti, che devono giocare per accumulare esperienza.
Torniamo a lei. Quando smette si dedicherà al settore giovanile della Juventus? Ho accennato a questo argomento con Secco, però non sta scritto da nessuna parte che debba farlo proprio alla Juventus.
Nedved, cambia spesso idea?
Ogni tanto sì, mi capita.
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Etichette: Intervista a Nedved, Interviste, Juventus, Pavel Nedved, Vittorio Oreggia



